L’estate sarda di Tony Cragg

Fino al 30 settembre 2018 il Museo Nivola ad Orani in provincia di Nuoro, è lieto di presentare la mostra Tony Cragg. Endless Form, che porta per la prima volta in Sardegna le opere di uno dei più grandi scultori contemporanei.
In uno spazio inondato di luce, le monumentali sculture di Cragg dialogano fra loro, con il contesto architettonico e – idealmente – col paesaggio visibile attraverso gli archi delle grandi finestre. Volumi al tempo stesso imponenti e lievi, le opere prendono saldamente possesso dello spazio senza per questo sembrare statiche; al contrario, appaiono in costante mutamento, assecondando l’inclinazione dei raggi luminosi e i movimenti dell’osservatore intorno ad esse.
Sono oggetti dinamici che hanno in sé la traccia del processo che li ha prodotti: un processo che parte dal disegno, non di rado figurativo, e incontra la materia lasciandosi guidare dalla sua forza interna. Come afferma l’artista, “anche se non c’è niente di lineare, ogni cosa genera qualcos’altro. Nel materiale stesso c’è una specie di energia che si auto-propaga e si auto-genera”.

In alcuni casi le opere appaiono come il risultato di un movimento di rotazione, in altri come l’esito di un accumulo, in altri ancora di tagli e torsioni esercitati sulla materia. Si sviluppano in verticale sfidando apparentemente la gravità (è il caso delle due alte colonne lignee di Pair, 2015, o dell’esile spirale d’acciaio di Zimt, 2014), oppure offrono allo sguardo una molteplicità di anfratti e stratificazioni (Caught Dreaming, 2006); o ancora disegnano strutture permeabili alla luce e all’atmosfera (Hedge, 2008).
Le opere di Cragg combinano associazioni con l’estetica della macchina ad evidenti richiami al mondo organico. Sono sculture che sembrano obbedire alle stesse leggi naturali che governano gli organismi viventi: si evolvono l’una dall’altra, crescono su se stesse; varie e mutevoli – in contrasto con la ripetitività degli oggetti industriali – reagiscono e si modificano a contatto con l’atmosfera che le circonda.
Da qui anche l’astratta sensualità che le caratterizza: sono oggetti erotici, di un erotismo che deriva tanto dalla flessuosità dei loro volumi curvilinei e dalla seduzione tattile delle superfici quanto dalla loro latente origine antropomorfa (molte di esse derivano dalla trasformazione di volti o membra umane).
Per maggiori informazioni visitate il sito www.museonivola.it.